Michele Cappadona: «Tradito il percorso costruito con le imprese. Ancora una volta l'agricoltura siciliana rischia di essere relegata all'ultimo posto nell'agenda politica regionale. Mentre le imprese agricole affrontano una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, tra aumento dei costi di produzione, tensioni sui mercati, difficoltà di accesso al credito e crisi di interi comparti produttivi, dall'Aula dell'Assemblea Regionale Siciliana arriva un segnale che il mondo cooperativo giudica devastante: lo stralcio di numerose norme contenute nella variazione di bilancio e destinate a sostenere adeguatamente settori agricoli fondamentali».
La decisione di eliminare 52 articoli dal disegno di legge ha infatti travolto anche interventi ritenuti strategici e urgenti per il comparto vitivinicolo e per il sistema delle cooperative agricole siciliane. Tra le misure finite sotto la scure dello stralcio figurano gli interventi per la distillazione di crisi, il rafforzamento patrimoniale delle cantine sociali e altre disposizioni considerate essenziali per garantire liquidità e prospettive di sviluppo a migliaia di imprese.
La reazione delle centrali cooperative è stata immediata e durissima. AGCI, Confcooperative, Legacoop, UNCI e UNICOOP hanno parlato senza mezzi termini di una scelta «grave e inaccettabile», sottolineando come le norme cancellate fossero pienamente legittime, coerenti con il quadro normativo vigente e frutto di un lungo confronto con le rappresentanze delle imprese. Per il movimento cooperativo non vi erano ostacoli tecnici che ne impedissero l'approvazione. La responsabilità dello stralcio, sostengono le organizzazioni, è esclusivamente politica.
Lo stralcio non ha colpito indistintamente tutte le misure per agricoltura e pesca. Al contrario, parte delle risorse liberate è stata destinata proprio a sostenere comparti come cerealicoltura, marinerie e carburante agricolo. La protesta delle centrali cooperative riguarda invece l'eliminazione di specifiche norme considerate strategiche per il settore vitivinicolo e per il sistema delle cantine sociali, interventi che il mondo cooperativo ritiene indispensabili per affrontare la crisi del comparto.
«Il caso più emblematico riguarda infatti le cantine sociali, autentica colonna portante del sistema vitivinicolo regionale», dichiara Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia.« Le cooperative del vino aggregano decine di migliaia di soci produttori e rappresentano circa il 70% della produzione vitivinicola dell'Isola. Colpire questo sistema significa colpire intere comunità rurali, indebolire la capacità competitiva delle imprese e mettere a rischio occupazione, reddito e presidio del territorio».
«Nei giorni che hanno preceduto il voto sulla manovra - continua Cappadona -, il movimento cooperativo aveva lanciato un appello forte e responsabile alle istituzioni regionali, chiedendo di approvare senza ulteriori ritardi le misure a sostegno dei comparti produttivi più esposti. Le cooperative avevano evidenziato la necessità di sostenere la vitivinicoltura, i produttori cerealicoli e il settore della pesca, avvertendo che ulteriori rinvii avrebbero potuto produrre danni economici difficilmente recuperabili.
L'appello è rimasto sostanzialmente inascoltato. E oggi il rischio concreto è che migliaia di imprese debbano attendere la prossima legge di stabilità senza alcuna certezza sui tempi e sull'effettivo recupero delle risorse. La Regione sostiene che le norme non siano state cancellate definitivamente ma soltanto rinviate all'esame della finanziaria. Tuttavia - chiarisce Cappadona -, per chi opera ogni giorno nei campi, nei vigneti, nelle cooperative di trasformazione e nelle marinerie, il problema non è soltanto la disponibilità delle risorse, ma la rapidità degli interventi».
Per questo le centrali cooperative chiedono adesso un cambio di passo immediato. Le richieste sono precise: recuperare le norme stralciate, approvare un provvedimento dedicato al sostegno dell'agricoltura e del comparto vitivinicolo, individuare coperture finanziarie certe e garantire tempi di attuazione definiti. Non bastano più gli impegni verbali né le rassicurazioni di circostanza. Servono atti concreti.
«La Sicilia produttiva non può continuare a vivere di rinvii», conclude Michele Cappadona. »Dietro ogni misura cancellata non ci sono numeri o capitoli di bilancio, ma imprese, lavoratori, famiglie e territori che chiedono soltanto di poter continuare a produrre ricchezza e occupazione. Se le risposte non arriveranno rapidamente, il malcontento del mondo cooperativo è destinato a trasformarsi in una mobilitazione sempre più ampia. Perché difendere l'agricoltura siciliana non significa tutelare una categoria: significa difendere una parte essenziale dell'economia e del futuro dell'intera Isola».
Credits: AltraSicilia

















































