Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia: «Le retribuzioni dei lavoratori delle cooperative sociali aumentano secondo i contratti collettivi nazionali, il Ministero del Lavoro aggiorna ufficialmente il costo orario della manodopera, ma in Sicilia il sistema delle rette riconosciute agli enti che gestiscono numerosi servizi socio-assistenziali continua a poggiare su schemi di convenzione e costi concepiti trent’anni fa. La Regione Siciliana omette i controlli su convenzioni e pagamenti e l’esercizio del proprio potere sostitutivo».
È il nodo sul quale AGCI Sicilia torna a chiamare in causa l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro con una nuova formale istanza, dopo una lunga serie di note e segnalazioni rimaste senza alcuna definizione espressa.
La prima omissione: trent’anni senza un meccanismo strutturale di adeguamento delle rette agli aumenti del costo del lavoro previsti dai CCNL.
Al centro della contestazione c’è il D.P.R.S. 4 giugno 1996 n. 158, che approvò gli schemi di convenzione tipo destinati a disciplinare i rapporti economici fra Comuni ed enti gestori dei servizi socio-assistenziali. Quegli schemi prevedono l’aggiornamento degli oneri secondo la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Un sistema che negli anni ha consentito di rivalutare nominalmente le rette, ma che non contiene un automatismo per recepire gli aumenti strutturali del costo della manodopera derivanti dai successivi rinnovi dei contratti collettivi nazionali. Ed è proprio qui che, secondo AGCI Sicilia, si è prodotta una divaricazione ormai insostenibile.
«Il rinnovo del CCNL delle cooperative sociali, definito con l’accordo del 26 gennaio 2024 e divenuto definitivamente efficace dopo lo scioglimento della riserva nel marzo successivo, ha determinato consistenti incrementi del costo del personale», dichiara Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, AGCI Sicilia. «Non si tratta di una valutazione delle organizzazioni datoriali: è lo stesso Ministero del Lavoro ad aver rideterminato, con decreto direttoriale n. 30 del 14 giugno 2024, il costo medio orario dei lavoratori delle cooperative del settore socio-sanitario, assistenziale, educativo e di inserimento lavorativo, prevedendo aggiornamenti con diverse decorrenze fino al gennaio 2026. Il problema posto da AGCI è quindi elementare nella sua formulazione: se cresce per contratto il costo obbligatorio dei lavoratori necessari per assicurare un servizio, può il corrispettivo pubblico continuare ad essere determinato attraverso un sistema che recepisce sostanzialmente la sola inflazione? Ci si può basare su un decreto regionale di trent'anni fa che non tiene nemmeno conto che il CCNL prevede la quattordicesima mensilità? Indice dei prezzi al consumo e costo del lavoro non sono affatto la stessa cosa. Il primo misura l'andamento generale dei prezzi; il secondo è determinato anche dalle retribuzioni previste dai CCNL, dagli oneri previdenziali, dagli istituti contrattuali e dalle altre componenti necessarie per impiegare regolarmente il personale.
Per le cooperative sociali - spiega Cappadona - la questione assume un peso particolare perché la manodopera rappresenta la componente largamente prevalente dei costi dei servizi, arrivando fino al 95%. Se il committente pubblico riconosce un corrispettivo costruito su parametri che non seguono l'evoluzione delle retribuzioni obbligatorie, la differenza non scompare: rimane a carico dell'ente gestore».
AGCI Sicilia contesta però alla Regione una seconda e distinta omissione.
«Non c'è soltanto», prosegue Michele Cappadona, «la mancata revisione organica degli schemi economici regionali. Esiste anche il problema dei singoli Comuni e degli altri enti committenti che non avrebbero provveduto ad adeguare i corrispettivi dei rapporti in essere laddove ne ricorrano i presupposti giuridici e contrattuali. Per questo la nuova istanza non chiede alla Regione di applicare indiscriminatamente un aumento uguale a tutte le convenzioni. Chiede invece di aprire e concludere formalmente i procedimenti amministrativi relativi alle segnalazioni già presentate e di accertare, caso per caso, se esista un obbligo giuridico di revisione del corrispettivo, quale disciplina revisionale sia applicabile, quale sia stato l'effettivo incremento del costo della manodopera e se l'ente locale sia rimasto inerte».
Come può un servizio che concorre alla garanzia dei LEA essere finanziato attraverso rette il cui parametro di aggiornamento non segue strutturalmente il costo del personale necessario a erogarlo?
La legge regionale attribuisce alla Regione specifiche funzioni di controllo nella materia socio-assistenziale. L'articolo 12 della L.R. 22/1986 le assegna compiti di programmazione, coordinamento e controllo e contempla interventi sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti. Ancora più esplicitamente, l'articolo 20 della stessa legge stabilisce oggi che la Regione deve vigilare sull'adempimento degli obblighi relativi alle convenzioni socio-assistenziali e agire in via sostitutiva nei confronti dell'ente locale inadempiente.
È su questa funzione di vigilanza che AGCI Sicilia insiste da mesi.
Tra gli enti già oggetto di segnalazioni figurano, secondo la documentazione trasmessa dall'associazione, i Comuni di Palermo, Lipari, Catania e la Città metropolitana di Catania. Alla Regione viene chiesto di acquisire convenzioni, rette applicate, provvedimenti di revisione e determinazioni adottate dopo il rinnovo del CCNL e, accertati gli eventuali inadempimenti, di esercitare i poteri previsti dalla legge.
La questione, dunque, supera la semplice rivendicazione economica delle cooperative. Un sistema pubblico non può imporre agli enti gestori il rispetto integrale dei contratti collettivi di lavoro e, contemporaneamente, ignorare nella determinazione dei corrispettivi il costo necessario per applicarli.
«Questa situazione protrattasi per trent’anni ha assunto una gravità insostenibile - denuncia Cappadona -. L’assessore Albano e i vertici amministrativi del Dipartimento alla Famiglia e politiche sociali continuano a voltarsi dall’altra parte omettendo i controlli, non dando ascolto alle inadempienze segnalate e non ascoltando le istanze delle associazioni di rappresentanza della categoria. L'ultimo rinnovo contrattuale delle cooperative sociali ha riguardato il periodo 2023-2025. Il 31 luglio 2026 le parti sociali hanno iniziato le trattative per il rinnovo 2026-2028. E il governo Schifani continua a far finta di niente».
A trent'anni dal decreto che disegnò il sistema delle convenzioni socio-assistenziali siciliane, la domanda posta da AGCI alla Regione è perciò soprattutto una domanda di coerenza: quanto costa oggi realmente garantire quei servizi secondo la legge e secondo i contratti di lavoro vigenti?
«Finché a questa domanda non verrà data una risposta strutturale, conclude Cappadona, il rischio è che la differenza tra il costo reale dell'assistenza e quello riconosciuto dalla pubblica amministrazione continui a essere finanziata, di fatto, proprio dagli enti chiamati a garantire i servizi ai cittadini più fragili».
Credits: AltraSicilia

















































