Il punto sulla crisi del settore vitivinicolo della Sicilia in Commissione Attività produttive, su richiesta del deputato ARS Angelo Cambiano (M5S). Presenti in audizione il 16 settembre a Palazzo dei Normanni l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, i rappresentanti delle tre maggiori cooperative di produttori dell’Isola - le cantine sociali Ermes, Settesoli e Colomba Bianca - e delle associazioni centrali cooperative AGCI, Confcooperative, Legacoop e UNCI.
Affrontati due aspetti critici: i contributi regionali urgenti per la distillazione di crisi e l’assenza di un piano vitivinicolo a lungo termine.
Sul primo aspetto, allarme espresso da diversi deputati di opposizione per l’assenza nel testo del ddl della manovra finanziaria delle risorse per il sostegno alla distillazione, che quest’anno non può essere realizzata con risorse nazionali. Allo stesso tempo, segnalato un emendamento specifico che il PD (Dario Safina) ha già scritto e che il M5S (Luigi Sunseri e Stefania Campo) sosterrà. L’on Campo ha sottolineato, rivolgendosi al presidente Gaspare Vitrano, la necessità di proporre un emendamento della Commissione: «Scriviamolo insieme, se il governo scrive il suo lo ritiriamo. Rischiamo che gli aiuti slittino».
Preso atto che vi è consenso tra maggioranza e opposizione sulla distillazione di crisi, il problema risulta squisitamente tecnico. L’assessore all’agricoltura Luca Sammartino e il DG Fulvio Bellomo hanno spiegato che non è stato finora possibile tecnicamente inserire le risorse nel testo del ddl per mancanza del disco verde da parte del Ministero. Nonostante l’amministrazione regionale deliberi la volontà politica e metta a disposizione i fondi propri all'interno del bilancio regionale, è necessario un decreto ministeriale del MASAF per attivare formalmente la misura. Il ministero stabilisce i criteri quadro uniformi a livello nazionale e deve emanare il "disco verde" giuridico. Questo passaggio è indispensabile per interfacciarsi con i regolamenti dell'Unione Europea. Il MASAF ha chiesto chiarimenti lo scorso 15 agosto, tempestivamente forniti dall’assessorato, che ha chiesto l’autorizzazione per distillare circa 400mila ettolitri, ma ancora il ministero non ha dato riscontro.
Come è stato ricordato in apertura del dibattito, la cooperazione siciliana gestisce la stragrande maggioranza del patrimonio viticolo regionale, in termini di ettari e volume di uva raccolta. Le cooperative (cantine sociali) controllano oltre l'80% della produzione di uva e del vino sfuso dell'Isola. La Sicilia ha la superficie vitata più grande d'Italia, in massima parte in mano sociale. Se invece consideriamo il fatturato generato dal vino imbottigliato e distribuito (il valore commerciale finale), la quota delle cooperative si attesta intorno al 45-50% del fatturato complessivo delle grandi cantine siciliane.
Durante il suo intervento il vicepresidente di Confcooperative Sicilia, Antonio Matina, ha ricordato che le associazioni centrali cooperative hanno più volte chiesto al governo un piano strutturato di interventi per il comparto vitivinicolo, tra cui una misura di aiuto che prevede un contributo del 75% per la capitalizzazione delle cantine sociali (costituite in forma di cooperativa).
Le tre cooperative Ermes, Settesoli e Colomba Bianca sono nell’ordine le maggiori cantine sociali siciliane per fatturato, rappresentandone complessivamente il 48%. Ciascuna di loro ha caratteristiche diverse che forniscono modelli virtuosi per il settore. Aderenti a centrali cooperative diverse - Settesoli a Confcooperative , Ermes e Colomba Bianca (sin dalla costituzione) ad AGCI - condividono tutte l’urgenza di procedere alla distillazione di crisi e di varare un programma strategico a lungo termine (piano vitivinicolo regionale) per il sostegno e rilancio strutturato del settore.
Il vero nodo della crisi risiede in una forbice economica ormai insostenibile per il comparto. Se da un lato i listini del vino sfuso sui mercati di massa registrano una picchiata verticale sotto i colpi della concorrenza globale, dall'altro le cantine siciliane si trovano a fronteggiare una fiammata strutturale dei costi di produzione. A zavorrare i bilanci delle aziende isolane sono principalmente i rincari dell'energia, lo svantaggio competitivo della logistica legato all'insularità e una siccità record che, contraendo drasticamente le rese nei campi, ha fatto lievitare il costo unitario per quintale d'uva.
Il presidente di Colomba Bianca, Dino Taschetta, ha ricordato che se produrre 50 quintali per ettaro (scesi perfino a 40 in alcune annate critiche) contro i 400 quintali per ettaro raggiunti da altri produttori fuori regione, resta una scelta strategica e qualitativa legata al biologico, la sottoproduzione è stata però finora drammaticamente esasperata dalla siccità e, allo stesso tempo, dall'incuria infrastrutturale e dalla carenza di reti idriche efficienti.
Durante il confronto sulle misure strutturali d’aiuto chieste dalle centrali cooperative si sono esaminate possibili dinamiche e obiettivi: oltre l’innovazione e la competitività, garantire nel tempo la liquidazione e il pagamento delle uve alle singole aziende agricole collegate; cultivar e biodiversità da tutelare e valorizzare; l’incorporazione in cooperativa di nuove aziende, valutandone però le caratteristiche e le condizioni di sostenibilità; la criticità rappresentata dal 25% della capitalizzazione cui i singoli soci devono far fronte con mezzi propri; l’estrema urgenza di adottare un piano vitivinicolo regionale a lungo termine.
AGCI Sicilia propone, sostiene e condivide l’idea di un rilancio del comparto vitivinicolo isolano e il superamento della crisi delle giacenze che passano da un cambio di paradigma strutturale, fondato su quattro pilastri competitivi che puntano a trasformare i grandi volumi in valore identitario: posizione leader della Sicilia nel Biologico e nella sostenibilità; unicità dei vitigni autoctoni e identità territoriale; denominazioni di pregio come il “Brand Etna”; la forza organizzativa del sistema cooperativo.
Al centro di questa strategia c'è il primato della Sicilia (con oltre 30 mila ettari vitati dedicati) nel segmento biologico italiano e l’unicità di un patrimonio di vitigni autoctoni - dal Grillo al Nero d’Avola - insostituibili sui mercati internazionali. A fare da traino all'immagine complessiva della regione è l'"effetto alone" del brand Etna DOC, ormai posizionato stabilmente nella fascia del lusso globale. Questo ecosistema d'eccellenza trova la sua spinta propulsiva nella massa critica delle tre grandi cooperative - Ermes, Settesoli e Colomba Bianca -, la cui transizione tecnologica e commerciale verso l'imbottigliato di marca rappresenta una vera e propria traccia da seguire. Il trasferimento all'intero sistema regionale di buone prassi organizzative e di tecnologie industriali all'avanguardia è l'asso nella manica per sottrarre il vino siciliano alle logiche al ribasso del mercato dello sfuso, blindando la redditività dei viticoltori attraverso una filiera integrata, moderna e fortemente orientata all'export di qualità.
Credits: AltraSicilia

















































