Michele Cappadona, AGCI Sicilia: «Tariffe inadeguate per i servizi di assistenza residenziale, nuova condanna della giustizia amministrativa. Il TAR Piemonte si pronuncia contro Regione e Comune di Torino per la mancata applicazione del ccnl cooperative sociali nelle rette da pagare alle strutture. In Sicilia, Regione e Comuni sordi e inadempienti, convenzioni ferme da trent’anni. Sull’adeguamento del costo del lavoro, in manovra finanziaria nessuna notizia.»
«Una recente sentenza del TAR Piemonte ripropone la gravità della situazione dell’intero settore della cooperazione sociale in Sicilia», dichiara Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia, «per il mancato recepimento da oltre due anni del nuovo contratto nazionale delle cooperative sociali (febbraio 2024) nell’ambito della normativa regionale che disciplina l’importo delle rette dei servizi di assistenza sociale, socio-sanitaria ed educativi».
«A fronte dell’entrata in vigore del nuovo ccnl, con aumenti salariali tra il 12,6% e il 16%, quattordicesima ed altri benefici – continua Cappadona –, nel 2024 in Piemonte la Regione e il Comune di Torino hanno deliberato un aumento delle rette soltanto del 3,5% (in Sicilia neanche quello). Due gruppi di cooperative sociali accreditate hanno presentato ricorso in due procedimenti distinti, riuniti poi in udienza. Il TAR Piemonte, Sezione Seconda, ha annullato la delibera nella parte che fissa il tetto del 3,5% sui residenziali e nella parte che esclude i semiresidenziali. Impone al Comune di Torino di riesercitare il potere di determinare le tariffe adeguate "senza indugio”.»
In Sicilia la situazione è gravemente più critica. L'omesso aggiornamento del ccnl nel 2024 si aggiunge al preesistente costante mancato appostamento delle risorse necessarie ai fabbisogni di assistenza storicamente accertati e previsti dalla stessa amministrazione regionale, destinate a comuni ed enti locali e garantiti attraverso cooperative ed enti del terzo settore. La quasi totalità delle cooperative sociali è costretta a lavorare sotto costo.
«L'Assessorato replica che le rette sono già adeguate ogni anno all'indice ISTAT. Ma è come pretendere che il termostato segnali anche il livello della benzina: sono due grandezze diverse, misurate con indici diversi, e il nuovo Codice appalti le tiene espressamente separate – spiega Cappadona –. L’ISTAT misura quanto costa un caffè al bar, non quanto costa il lavoro di un educatore professionale in una comunità per disabili. Il nuovo CCNL delle cooperative sociali ha aumentato gli stipendi tra il 12 e il 16 per cento e ha introdotto la quattordicesima. L'inflazione, nello stesso periodo (2024), viaggiava attorno all'uno per cento. Il nuovo Codice degli appalti, peraltro, distingue espressamente i due indici — prezzi al consumo da una parte, retribuzioni contrattuali dall'altra — e impone alla stazione appaltante di attivare la revisione prezzi quando l'aumento del costo del lavoro supera il cinque per cento. Qui siamo ben oltre. L'adeguamento ISTAT è dovuto, ma è un'altra cosa: copre l'inflazione, non il costo del lavoro. Confonderli, ripetiamo, significa usare il termometro per misurare la pressione».

In preparazione della proposta di manovra finanziaria da parte della Giunta regionale, l’assessore all’Economia della Regione Siciliana, Alessandro Dagnino, ha rivolto l’invito pubblico di pieno coinvolgimento a tutte le forze politiche all’ARS. «Con le variazioni di bilancio ascolteremo le richieste politiche dei gruppi parlamentari allo scopo di sostenere la crescita. Sarà ancora una volta una manovra espansiva, l’ottava consecutiva negli ultimi due anni, e sarà il frutto di un impegno corale che ci consentirà di destinare ai siciliani le risorse extra di cui la Regione dispone grazie al risanamento dei conti e al positivo andamento dell’economia». Le imprese sociali sono un comparto produttivo che sviluppa crescita economica. AGCI Sicilia non cessa mai di sottolineare che non c’è crescita senza tutela del compenso dei lavoratori.
«In vista dell’approvazione all’ARS delle prossima manovra finanziaria, abbiamo chiesto per iscritto a ciascuno dei Gruppi parlamentari – prosegue Cappadona – di manifestare un’esplicita posizione a sostegno dell’immediato recepimento del vigente contratto nazionale di lavoro delle cooperative sociali e di un rigoroso e costante esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo dell’amministrazione regionale, come finora mai esercitate. Siamo fiduciosi nell’attenzione che gli organi parlamentari dell’ARS vorranno porre, nell’ambito delle prossime variazioni di bilancio, sulla necessità di appostare gli importi necessari all’adeguamento del costo dei lavoratori delle cooperative sociale al vigente ccnl».
«Intanto – dichiara Cappadona –, confermiamo la nostra soddisfazione per l’interrogazione parlamentare dei deputati ARS Santo Primavera e Giuseppe Lombardo rivolta all’assessore alla Famiglia e al presidente della Regione sul mancato aggiornamento delle convenzioni, risalenti al 1996 che regolano i rapporti tra i Comuni siciliani e gli enti gestori dei servizi socio-assistenziali, che non tengono conto dei cambiamento dei contratti di lavoro e dei bisogni delle persone assistite. L’assessore alla Famiglia, sordo alle continue segnalazioni AGCI, ha finora omesso il confronto con le organizzazioni di rappresentanza sull’omesso aggiornamento delle rette in applicazione dei CCNL e sulla mancanza di qualsiasi controllo sulla burocrazia di quei Comuni che vessano con convenzioni difformi agli schemi dettati dal Decreto del presidente della regione e non pagano regolarmente le strutture, accumulando talvolta ritardi di anni».
«AGCI Sicilia – continua Cappadona – ha chiesto all'Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, Nuccia Albano, ai sensi dell'art. 12, comma 2, lett. f), della L.R. n. 22/1986, e dell'art. 2 della Legge n. 241/1990 di avviare il procedimento di esercizio del controllo sugli adempimenti da parte dei Comuni e disporre, se accertati, interventi sostituitivi a carico degli organi inadempienti.
Troppe volte nel passato l’assessorato alla Famiglia ha eccepito, che l’intervento sostitutivo (nominare commissari ad acta) spetta all’assessorato agli Enti locali. Non è vero.
Il TAR Catania, sentenza n. 440/2014, ha affermato che l'intervento sostitutivo sollecitato ai sensi dell'art. 12, comma 2, lett. f), L.R. 22/1986 «non si configura quale generico intervento sostitutivo nei confronti di un ente locale ma quale specifico intervento in materia di servizi socio-assistenziali, con la conseguenza che la competenza spetta all'Assessorato regionale competente per materia (Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro), senza necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti dell'Assessorato Enti Locali». La competenza dell'assessorato alla Famiglia è stata confermata da pronunce TAR successive.
«L’assessorato regionale alla Famiglia – spiega Cappadona – deve quindi esercitare il potere di controllo sugli adempimenti attribuiti dalla L.R. 22/1986 agli enti locali, accertando, anche mediante monitoraggio sull'intero territorio regionale, la conformità delle convenzioni in essere tra i Comuni siciliani e le cooperative sociali alle sopravvenute disposizioni in materia di costo del lavoro, con particolare riferimento: all'entrata in vigore del nuovo CCNL per i lavoratori delle Cooperative del settore socio-sanitario-assistenziale-educativo (sottoscritto il 28 febbraio 2024); all'obbligo di adeguamento dei corrispettivi contrattuali ai sensi dell'art. 60 del D.Lgs. 36/2023 e dell'Allegato II.2-bis; all'obbligo di aggiornamento annuale delle rette ai sensi del D.P.R.S. 158/1996; alla corretta determinazione del costo della manodopera ai sensi dell'art. 41, comma 14, del D.Lgs. 36/2023, sulla base delle tabelle annuali del Ministero del Lavoro.»
«AGCI Sicilia - conclude il presidente Cappadona - continuerà a denunciare l’omissione da parte dell’assessorato alla Famiglia in tema di controllo e intervento sostitutivo per l’aggiornamento del costo del lavoro al vigente ccnl e il rispetto delle disposizioni di stipula delle convenzioni ex DPRS 158/1996. Continueremo finché non saranno nominati i commissari ad acta per ristabilire l’applicazione della normativa nel settore socio-assistenziale in Sicilia, abbandonato e in piena deregulation da trent’anni, con effetti devastanti sulla qualità dei servizi che le imprese sociali hanno finora garantito ai cittadini più fragili».
Credits: AltraSicilia

















































