Subito dopo l’inaspettato ritorno, voluto dalla politica, dell’assessore alla Famiglia Nuccia Albano, AGCI Sicilia invia diffida e messa in mora ad assessore e governo regionale per l’ultraventennale violazione della funzione di vigilanza sull'adempimento da parte della PA degli obblighi di cui alle convenzioni per l’erogazione dei servizi socio-assistenziali, e ad agire in via sostitutiva rispetto all'ente locale inadempiente nell’adeguamento delle rette ai vigenti contratti nazionali di lavoro.
«Non nascondiamo il disappunto per il ritorno voluto dal presidente Schifani di Nuccia Albano alla guida dell’assessorato alla Famiglia, politiche sociali, lavoro», commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «Durante il suo mandato, l’assessorato alla Famiglia si è dimostrato sordo al grido di allarme proveniente dal settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria condotta allo sfacelo. Giace ancora irrisolta la vicenda aperta dal decreto interassessorile 1326/2024 co-firmato con l’assessore alla Salute, senza alcun confronto con le cooperative, imprese sociali ed enti del terzo settore che garantiscono l’assistenza di prossimità in Sicilia, che ha voluto radere al suolo tutto il sistema degli accreditamenti, senza alcuna concreta e positiva visione del nuovo scenario dei servizi ai cittadini più fragili. Le riforme non si fanno annientando l’intero tessuto delle strutture esistenti per fare spazio a nuove strutture, specialmente quando è evidente che ciò avviene sacrificando presidi locali indispensabili, una rete diffusa insostituibile, posti di lavoro e imprese presenti da decenni, professionalità e competenze preziose e irrinunciabili. Lo sviluppo, in qualsiasi settore, non è sterminare le imprese esistenti per fare posto ad imprese diverse. Crescita e innovazione sono cosa diversa da iniziative che in sostanza sortiscono lo stesso effetti di meccanismi di “pulizia etnica”. Specialmente in settori il cui presidio di solidarietà è garantito da imprese sociali e terzo settore che andrebbero sostenute e tutelate, invece che sterminate da una tale pessima gestione politica siciliana.»
In occasione del conferimento dell'incarico alla dott.ssa Nuccia Albano di assessore alla Famiglia, politiche sociali e lavoro, dopo circa 6 ulteriori mesi di vuoto in cui la delega delle competenze lo scorso 10 novembre è stata ufficialmente assunta ad interim dal presidente della Regione Siciliana on. Renato Schifani, AGCI Sicilia ha formalizzato diffida e costituzione in mora sul mancato adeguamento dei costi per la fornitura dei servizi, che si fonda sul principio di inderogabilità dei minimi salariali e sulla necessaria copertura dei costi del lavoro nei contratti pubblici. L’inerzia dell’Assessorato alla Famiglia viola l'obbligo di vigilanza sancito dall'art. 20 della L.R. 22/86 e ignora l'allarme istituzionale sollevato presso l'Assemblea Regionale Siciliana, dove è stato confermato che il nuovo CCNL delle cooperative sociali comporta un incremento dei costi del 16% almeno, che rende le attuali rette, figlie di uno schema del 1996, prive di alcuna attinenza con la realtà economica attuale.

«Il D.P.R.S. 4 giugno 1996, n. 158» spiega Cappadona, «definisce gli schemi-tipo di convenzione che regolano i rapporti tra Enti Locali e gestori privati, fissando tariffe che, da oltre un ventennio, non subiscono aggiornamenti strutturali, limitandosi a irrisorie e insufficienti rivalutazioni ISTAT. In tale arco temporale, il CCNL delle Cooperative Sociali ha subito numerosi rinnovi (da ultimo quello del 5 febbraio 2024), con incrementi salariali e oneri previdenziali che hanno lievitato il costo del lavoro di una percentuale ampiamente superiore ai parametri di rimborso vigenti. L’attuale discrepanza tra rette regionali e costo reale del personale rende aritmeticamente insostenibile la gestione dei servizi (comunità alloggio, assistenza domiciliare, ecc.), costringendo gli enti gestori a operare in perdita o a rischio di default finanziario.
«La violazione degli obblighi di aggiornamento è palese, continua Cappadona: l’Assessorato alla Famiglia è inadempiente nel dovere di revisione periodica degli standard economici delle convenzioni-tipo, rendendo gli atti negoziali obsoleti e contrari al principio di "equo compenso" e sostenibilità dei contratti pubblici.
È allo stesso tempo palese la reiterata omissione di vigilanza e potere sostitutivo (Art. 20, L.R. 22/86): molti Comuni siciliani, forti del vuoto normativo e della mancata direttiva regionale, rifiutano l'adeguamento delle rette. Così come vi è un consolidato regime di ritardi strumentali adottati dalla malaburocrazia dei singoli enti pubblici committenti. L’Assessorato sta omettendo da lunghissimo tempo il proprio dovere di vigilanza e, ove necessario, l’esercizio del potere sostitutivo per garantire la continuità dei servizi essenziali ed evitare il collasso del sistema sociale regionale».
«A fronte di questa insostenibile situazione di perenni omissioni e inadempienze, AGCI Sicilia ha diffidato assessorato alla Famiglia e Presidenza della Regione ad un intervento di massima urgenza in tre punti: Aggiornare formalmente gli schemi di convenzione ex D.P.R.S. 158/96, recependo integralmente i costi del lavoro derivanti dall’ultimo CCNL di categoria, trasmettendo la proposta di testo aggiornato alla Presidenza della Regione; Emanare una direttiva vincolante ai Comuni per l'adeguamento immediato delle rette correnti al vigente ccnl cooperative sociali; Attivare i poteri sostitutivi nei confronti degli Enti Locali inadempienti che mettono a rischio i livelli essenziali di assistenza.
In difetto di riscontro, conclude Cappadona, AGCI Sicilia valuterà di adire le vie legali presso le competenti sedi giurisdizionali (TAR e CGA) per l'accertamento del danno e la nomina di un commissario ad acta».
Pubblicata sulla GURS (p. I) n. 20 del 30-4-2026 la “LEGGE 24 aprile 2026, n. 11. Norme in materia di sanità e politiche socio-assistenziali”, che all’art. 5 ha modificato la L.R. 9 maggio 1986, n. 22 - Art. 20. Convenzioni, come segue:
1. I comuni singoli od associati, per la realizzazione dei servizi socio- assistenziali, possono stipulare convenzioni con enti iscritti nell'albo regionale previsto dall'art. 26.
1-bis. I comuni, singoli o associati, devono stipulare convenzioni con enti iscritti nell'albo regionale previsto dall'articolo 26 sulla base dei ricoveri disposti dall’autorità sanitaria o giudiziaria per la realizzazione dei servizi socio-assistenziali, qualora non sussista la gestione diretta del comune stesso.
2. Le convenzioni devono prevedere in particolare: a) le prestazioni da erogare agli utenti; b) i corrispettivi dei costi per i servizi resi; c) adeguati strumenti di controllo.
2-bis. I comuni singoli o associati, per la realizzazione dei servizi socio assistenziali, stipulano le convenzioni già approvate con Decreto Presidenziale 4 giugno 1996, n. 158 con gli enti iscritti nell'albo regionale previsto dall'articolo 26 entro e non oltre il 30 giugno di ogni anno. La Regione provvede a vigilare sull'adempimento degli obblighi di cui al presente articolo e ad agire in via sostitutiva rispetto all'ente locale inadempiente.
Credits: AltraSicilia

















































