Un'importante norma deliberata dall'ARS nel settore dei servizi socio-assistenziali, che continua ad essere tenuto in ginocchio per la mancata applicazione del Ccnl cooperative sociali da parte dei committenti pubblici. Questo perché la Regione Sicilia non aggiorna le rette e gli schemi di convenzioni per i servizi, non interviene per i ritardi nei pagamenti, non trasferisce agli enti locali le risorse corrispondenti ai fabbisogni accertati. Comuni non assumono impegni di spesa, burocrazia lasciata libera di imporre contratti-capestro arbitrari ai gestori delle strutture.
L’Assemblea regionale siciliana nella seduta dello scorso 15 aprile ha approvato all’unanimità dei 52 deputati presenti il ddl n. 1030/A Stralcio VI/A rubricato “Norme in materia di sanità e politiche socio-assistenziali”. All’art. 5 la norma prevede la modifica dell'articolo 20 della legge regionale 9 maggio 1986, n. 22, dov’è aggiunto il seguente comma: “1bis. I comuni, singoli o associati, devono stipulare convenzioni con enti iscritti nell'albo regionale previsto dall'articolo 26 sulla base dei ricoveri disposti dall'Autorità sanitaria o giudiziaria per la realizzazione dei servizi socio-assistenziali, qualora non sussista la gestione diretta del comune stesso.”
«L’approvazione del disegno di legge da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana segna una svolta che potremmo definire storica per il welfare dell'Isola, mettendo finalmente ordine in un settore troppo a lungo rimasto intrappolato nelle sabbie mobili dell'incertezza normativa. Mi riferisco all’articolo 5, che interviene direttamente sulla storica legge regionale del 1986, introducendo un principio di civiltà giuridica e gestionale: l’obbligo per i Comuni di stipulare convenzioni formali con gli enti del Terzo Settore», commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia».
Per anni, il sistema socio-assistenziale siciliano è stato il teatro di un paradosso istituzionale. Da un lato, le autorità sanitarie o giudiziarie disponevano ricoveri urgenti per i cittadini più vulnerabili; dall’altro, i Comuni si trovavano spesso a gestire queste accoglienze in un limbo contrattuale, dando vita a un mosaico di interpretazioni arbitrarie e disparità territoriali. Il risultato è stato una stagione infinita di contenziosi legali, con gli enti gestori costretti a rincorrere pagamenti dovuti e le amministrazioni comunali schiacciate da debiti fuori bilancio e diatribe giudiziarie.
Oggi, questa "area grigia" viene cancellata. Con la nuova norma, la trasparenza e l’efficienza non sono più semplici auspici, ma requisiti strutturali. Imponendo la sottoscrizione di convenzioni basate sui ricoveri disposti dalle autorità, il legislatore regionale ha scelto di blindare la continuità dei servizi. Non si tratta solo di burocrazia, ma della qualità della vita di migliaia di persone fragili: garantire che una struttura operi all'interno di un quadro normativo solido significa assicurare standard assistenziali certi e, soprattutto, duraturi.
Ogni ricovero di un soggetto fragile deve essere disciplinato da una convenzione con struttura accreditata. In questo nuovo scenario, il Terzo Settore smette di essere un supplente d'emergenza della Pubblica Amministrazione per diventarne un partner riconosciuto e tutelato. La protezione dei diritti dei più deboli cammina ora di pari passo con la dignità del lavoro degli operatori sociali. È un passo avanti che promette di snellire la macchina burocratica, eliminando alla radice le cause dei conflitti legali e restituendo serenità a un comparto che rappresenta il cuore pulsante della solidarietà in Sicilia».
«Purtroppo questo non basta a risolvere lo stato di emergenza del settore. C’è ancora bisogno che l’Amministrazione regionale torni a presidiare un settore dove è stato troppo lungo assente» - continua Cappadona. «Gli schemi di convenzioni stabilite per decreto del presidente della Regione sono obsolete, inadeguate. Così come il sistema degli accreditamenti. L’importo delle rette nelle convenzioni per la fornitura dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, secondo il Codice degli appalti, va aggiornato al variare del costo del lavoro per l’entrata in vigore di un nuovo ccnl. Questo significa che costi dei dei servizi di assistenza sociale e socio-sanitaria vanno previsti e appostati in bilancio di conseguenza; e che a semplice richiesta del soggetto gestore della singola struttura, le rette delle convenzioni in essere vanno adeguate ai costi del nuovo ccnl. Ma nelle ultime leggi di bilancio proposte dal Governo regionale non vi è traccia di recepimento dei nuovi costi del lavoro, registrandosi mancanza di ascolto, indifferenza e omissioni pluriennali.
Vi è un livello di contenzioso molto alto tra fornitori di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari e le amministrazioni committenti, e frequenti forti ritardi nei pagamenti. Le problematiche relative ai ritardi nei pagamenti e al mancato rispetto delle convenzioni rientrano tra le funzioni di vigilanza e controllo dell’assessorato Autonomie Locali e Funzione Pubblica, sebbene con modalità differenti a seconda della natura del disservizio. La competenza tecnica e la programmazione specifica dei servizi sociali e socio-sanitari sono spesso condivise con l’assessorato della Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro, e l’assessorato della Salute. Naturalmente, è intanto auspicabile che l’interim assunto dal presidente Schifani dei due assessorati alle Autonomie locali e alla Famiglia e Politiche Sociali, che avrebbe dovuto cessare entro marzo con la nomina dei nuovi assessori, avvenga con la massima urgenza. È ancora pendente - conclude Michele Cappadona - un’iniziativa unilaterale dell’Amministrazione regionale di riforma dell’intero sistema di accreditamento degli enti senza alcun confronto con le associazioni di categoria. È il momento che il governo Schifani riprenda con urgenza un serio e ampio confronto con i rappresentanti mondo della cooperazione sociale e del Terzo settore».

















































