Michele Cappadona, AGCI Sicilia: «IRCA, procede l’incorporazione di IRCAC e CRIAS. Bene l’assunzione di personale e l’introduzione di nuovi prodotti finanziari. Sì a nuove attribuzioni come ente erogatore e gestore di linee di finanziamento dei Fondi strutturali europei. Strategica l’erogazione di servizi di consulenza diretta e indiretta per l’incubazione, l’accelerazione e lo sviluppo d’impresa».
Il Piano Industriale 2025–2027 dell’IRCA si colloca in una fase complessa per il sistema produttivo siciliano, segnata dalla contrazione del credito bancario privato e da crescenti difficoltà di accesso ai finanziamenti, soprattutto per il mondo cooperativo. La fusione per incorporazione tra IRCAC e CRIAS, prevista dall’articolo 1 della legge regionale 10 luglio 2018 n. 10, avrebbe potuto rappresentare già da tempo l’occasione per ricostruire una politica pubblica del credito più equilibrata e capace di rispondere a questo scenario.
In questo percorso, un primo passo significativo di assestamento della governance è rappresentato dalla recente nomina del nuovo direttore generale Giacomo Terranova.
Dal punto di vista della cooperazione, è tuttavia necessario chiarire un punto centrale del Piano. In più passaggi si fa riferimento a un generico “Fondo Unico”, espressione che può indurre a ritenere che le risorse destinate al credito cooperativo e quelle destinate al credito artigiano siano state riunificate. Sul piano normativo questo non è mai avvenuto.
La legge regionale 6/1997 utilizza infatti formulazioni diverse per i due ambiti di intervento. L’articolo 63, comma 3, fa riferimento a un fondo unificato presso l’IRCAC, inteso come insieme dei fondi a gestione separata richiamati nei commi precedenti e destinati al credito cooperativo. L’articolo 64, comma 1, istituisce invece presso la CRIAS un unico fondo a gestione separata per il credito artigiano. La fusione degli enti ha unificato la struttura gestionale, oggi IRCA, ma non ha determinato l’unificazione normativa delle risorse, che restano distinte per finalità e consistenza.

«Questo chiarimento sui fondi destinati al credito è rilevante anche sul piano quantitativo», osserva Michele Cappadona, presidente dell'Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «Dai dati contenuti nel Piano è possibile ricavare grandezze attendibili a partire dalle commissioni dell’1,5% applicate agli aggregati di crediti. Nel 2024, l’aggregato riferibile al fondo ex art. 64 (area artigiana) corrisponde a una massa di crediti superiore a 360 milioni di euro, mentre quello riconducibile al fondo unificato ex art. 63 (area cooperativa) si attesta intorno a 260 milioni di euro. Si tratta di basi di calcolo distinte, che riflettono storie, dotazioni e capacità operative differenti».
Sul versante artigiano, il Piano segnala inoltre la presenza di fondi dedicati, come l’ex Artigiancassa, con una dotazione complessiva superiore a 110 milioni di euro e un regime commissionali autonomo. Tali risorse rafforzano la capacità operativa dell’area CRIAS, pur senza che il Piano chiarisca in modo puntuale l’eventuale interazione contabile tra questi fondi e gli aggregati di credito rilevanti ai fini della remunerazione ordinaria. Una maggiore trasparenza su questo punto sarebbe utile per un confronto sereno e fondato sul riequilibrio delle politiche di credito.
«In questo quadro, continua Cappadona, il Piano affida la sostenibilità economica dell’IRCA soprattutto alle commissioni di gestione dei fondi a gestione separata, più che a una strategia esplicita di riequilibrio tra i comparti. Il rischio è che l’ente si consolidi come amministratore efficiente delle masse più consistenti, senza che ciò si traduca automaticamente in un rafforzamento dell’accesso al credito per le cooperative, che oggi più di altri soffrono la ritirata del credito privato. Come ha ricordato l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, l’obiettivo deve essere "mettere il sistema pubblico del credito nelle condizioni di accompagnare l’impresa dove il mercato non arriva". In questo senso, il direttore generale del Dipartimento delle attività produttive, Dario Cartabellotta, ha più volte richiamato la necessità di "strumenti semplici, tempestivi e mirati, capaci di trasformare la programmazione in operatività".

Allo stesso tempo, come centrale cooperativa, esprimiamo una valutazione fortemente positiva sugli indirizzi strategici delineati nelle Conclusioni del Piano, in particolare sull’apertura verso nuovi prodotti finanziari, sul ricorso al Partenariato Pubblico Privato per la realizzazione di incubatori e acceleratori d’impresa e sull’uso di immobili oggi sottoutilizzati del patrimonio IRCA come luoghi fisici di produzione di valore.
In questa prospettiva, appare opportuno che alla struttura di governance dell’IRCA, che già prevede un Comitato dedicato all’artigianato, si affianchi un analogo presidio per la cooperazione. È positivo che l’assessore alle Attività produttive Edy Tamajo abbia annunciato la programmazione di un asset specifico per “+Cooperazione” nell’ambito delle misure per lo sviluppo d’impresa: un indirizzo che merita ora di essere tradotto in strumenti stabili di consultazione e proposta».
«Tra i prodotti finanziari da attivare, osserva Michele Cappadona, riteniamo prioritarie linee di liquidità dedicate alle cooperative sociali titolari di contratti di assistenza sociale e sociosanitaria con la pubblica amministrazione. Si tratta di soggetti che subiscono spesso ritardi, anche pluriennali, nei pagamenti da parte di Comuni, ASP ed enti pubblici, e che si vedono negare dal sistema bancario l’anticipazione delle fatture, considerate non affidabili. In questo contesto, avrebbe pieno senso che la Regione, attraverso l’IRCA, consentisse anticipazioni mensili indispensabili alla continuità di servizi essenziali, anche alla luce del fatto che è la stessa Regione a governare il sistema delle risorse destinate agli enti locali.

La realizzazione di luoghi fisici di produzione di valore, come incubatori e acceleratori d’impresa, specie in Partenariato Pubblico Privato, va nella direzione giusta. Una legge regionale mai pienamente attuata prevede il sostegno agli incubatori di imprese culturali e creative costituiti da e per cooperative. Le start-up vanno sostenute sia quando rispondono ai requisiti stringenti previsti dalla normativa sull’innovazione, sia quando presentano progetti d’impresa validi, concreti e sostenibili, con particolare attenzione alle cooperative di comunità, capaci di intervenire nel recupero di aree depresse o marginali». Questo approccio si integra con strategie di sviluppo locale quali le Zone Franche Montane, le ZES turistiche e le Zone Franche Urbane, ambiti nei quali il Partenariato Pubblico Privato può trovare ampia applicazione.
«Il piano industriale approvato dal governo regionale su proposta dell’assessore Edy Tamajo prefigura diversi obiettivi del tutto condivisibili», prosegue Cappadona. «L’affidamento all’IRCA di una quota parte dei Fondi Strutturali Europei rappresenta un’opportunità concreta di rilancio dell’Istituto, così come la possibilità di intercettare la necessità delle start-up siciliane di essere seguite e guidate finanziariamente da un unico soggetto nelle fasi iniziali della loro vita. È altrettanto rilevante l’opportunità per l’IRCA di rispondere alla domanda di servizi consulenziali da parte delle imprese cooperative e artigiane siciliane, offrendo supporto qualificato a costi favorevoli e competitivi rispetto al mercato. In questo contesto positivo, siamo certi che l'assessore Tamajo procederà al più presto a fare i passi necessari per l'individuazione dei componenti del consiglio di amministrazione, per dare all'IRCA la sua completa operatività.
Ci riconosciamo nell’idea di un istituto regionale operativo, non figurativo né astratto o avulso dalla realtà territoriale, ma concretamente propulsivo di iniziative innovative di rilancio locale. Un ente capace non soltanto di “agevolare” artigiani e imprese cooperative nell’accesso al credito, ma di affiancarle, sostenerle e promuoverle lungo l’intero ciclo di vita dell’impresa. Oggi più che mai, è questo che occorre al mondo della cooperazione».
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Credits: AltraSicilia

















































